Pubblicato il
21/10/20

IL RECUPERO COMPORTAMENTALE DEL CANE; IL CANILE GLI OBIETTIVI DEL RECUPERO COMPORTAMENTALE

Le basi del recupero comportamentale

Il recupero comportamentale dei cani in canile ricopre un ruolo fondamentale nell’assicurare il diritto all’adozione a questi animali senza famiglia: infatti, in caso di alterazioni comportamentali, è necessario realizzare una serie di obiettivi che rappresentano i passi necessari per riuscire a regalare loro una nuova casa.

Il canile e il diritto all’adozione dei cani

Nel momento di accogliere un cane nella propria famiglia, la scelta cade sempre più spesso su animali ospitati presso canili, anche grazie a un’accresciuta sensibilità sociale, che determina un sempre maggiore allontanamento dalla pratica di acquistare animali familiari presso negozi o allevatori. Inoltre, è in corso un cambiamento anche rispetto alle preferenze sull’età del cane da adottare, che sta passando dai cuccioli a cani maturi o addirittura anziani. Infine, spesso ci si reca in canile senza idee precise, con l’idea di “lasciare che sia il cane a scegliermi”. Al fine di assicurare un pieno rispetto del diritto all’adozione del cane, la Fondazione CAVE CANEM adotta un approccio al recupero comportamentale basato sulla lettura del linguaggio del cane, quale membro della specie Canis lupus, sottospecie familiaris, che tiene conto delle caratteristiche del singolo esemplare, del suo istinto e della sua emotività. Per questo, gli interventi sono pianificati e realizzati in base al singolo cane, tenendone in considerazione i tratti distintivi, il trascorso di vita (se conosciuto), il luogo di detenzione e le capacità di interazione delle persone che costituiscono un punto di riferimento per l’animale.

Gli obiettivi del recupero comportamentale di cane in canile

Prima di raggiungere l’obiettivo finale, ovvero quello dell’adozione, nel caso di un cane che presenti problematiche comportamentali in canile è tuttavia necessario il raggiungimento di alcuni obiettivi intermedi:

1. Comprendere le problematiche che il cane presenta

La comprensione delle problematiche del cane è il primo, fondamentale passo per un recupero comportamentale, differenziando il percorso di recupero sulla base delle caratteristiche e del vissuto del cane. A tal fine, occorre focalizzarsi non tanto sulla risposta visibile che il cane mostra (esempi tipici sono la fobia o l’aggressività), bensì su ciò che potrebbe essere alla base di tali risposte.

2. Stabilire un percorso di recupero

Il percorso di recupero dovrà risultare adatto alle caratteristiche riscontrate e tenere ben presente l’ambiente nel quale tale percorso viene effettuato (includendovi aspetti centrali come la tipologia di cane che si trova nei box adiacenti, la posizione del box all’interno del canile, chi si occuperà dell’animale ecc.). È necessario che, per i casi più complessi, sia previsto l’intervento di un solo educatore o, comunque, di un numero ristretto di educatori al fine di fornire all'animale un sicuro punto di riferimento (ogni persona, infatti, presenta un proprio modo di interagire, circostanza che, in un soggetto squilibrato può causare confusione e rallentare o complicare il percorso di recupero). Successivamente verranno inseriti volontari e operatori per consolidare il lavoro svolto.

3. Inserire esperienze di socialità nel percorso di recupero

Mano a mano che si procede con il percorso di recupero comportamentale, diventa necessario l’inserimento di esperienze di socialità per il cane, affinché questi viva momenti articolati, sia con esseri umani che con altri cani. Anche in questo caso, tuttavia, le corrette modalità dipenderanno dall’esperienza del singolo animale: si passa infatti da quelli che, ad esempio a causa dell’età, non hanno vissuto esperienze significative prima dell’accesso in canile e dunque, vedono tutto come una novità, dalla carezza alle esperienze visive, a quelli che hanno vissute esperienze traumatiche, che dunque dovranno vivere queste “nuove” esperienze come un momento di “rinascita”, con una particolare attenzione che dovrà essere dedicata alla corretta comunicazione fisica.

4. “Generalizzare” i cani impegnati nel percorso di recupero

Dopo aver effettuato il proprio percorso di recupero interagendo con un numero limitato di persone, il cane deve dimostrarsi in grado di svolgere le medesime attività con soggetti “terzi”, sempre nel rispetto delle dinamiche di branco. Laddove, in presenza di esseri umani differenti da quelli ai quali è abituato, il cane dovesse adottare nuovamente comportamenti errati, avremmo la prova che qualcosa nel percorso di recupero deve essere migliorato e si renderà necessario apportare i giusti correttivi.

5. Preparare il cane alla sua nuova vita

Per preparare il cane all’inserimento in famiglia è infine necessario fargli vivere esperienze che assomiglino a quella che sperimenterà nella sua nuova casa: salire in auto, vivere una vita urbana, passeggiare per strada, condividere i propri spazi con persone e altri animali familiari, non spaventarsi in caso di rumori forti, vivere circondato da pareti solide ecc. Laddove il cane presenti difficoltà, sarà necessario aiutarlo a superare tali difficoltà, tenendo comunque presente il lavoro svolto fino a tale momento, che aiuterà a rendere meno traumatico l’inserimento. Nel momento dell’ingresso in casa, sarà quindi necessario valutare gli aspetti di questa nuova vita: gestione, orari, ambiente ecc. e, nel caso in cui risultasse necessario, sarà possibile ricalibrare il lavoro al fine di far sperimentare questa nuova realtà con il minor stress possibile, ovviamente coinvolgendo anche la famiglia adottiva.

Comprendere le problematiche