Pubblicato il
3/10/20

LE PECULIARITÀ DEL RECUPERO COMPORTAMENTALE DEL CANE ABBANDONATO O CONFERITO IN CANILE

Analisi delle esperienze pregresse di chi entra in canile

LE PECULIARITÀ DEL RECUPERO COMPORTAMENTALE DEL CANE ABBANDONATO O CONFERITO IN CANILE

Il recupero comportamentale di un cane abbandonato o conferito in canile presenta caratteristiche particolari, che è necessario considerare affinché il suo percorso di recupero abbia successo e sia pienamente rispettato il suo diritto all’adozione

Il cane abbandonato o conferito in canile: il trauma e la reazione

Per un cane che ha passato un tempo, anche minimo, presso una famiglia, ritrovarsi all’improvviso presso il canile è sempre un evento traumatico - l’animale perde, infatti, tutti i suoi punti di riferimento e non si trova più “a casa”, bensì in un contesto necessariamente conflittuale. Tale constatazione rimane vera anche nel caso in cui il cane abbia, in passato, mostrato una qualche forma di aggressività verso i membri della famiglia presso cui viveva: infatti, anche l’aggressività rappresenta una forma di comunicazione dettata da uno stato di necessità, in particolare di paura. Ciò non significa, tuttavia, che il cane non riconoscesse come elementi della famiglia - del suo branco - bensì che sussisteva una mancanza di chiarezza rispetto al ruolo che il cane avrebbe dovuto ricoprire.

A seguito dell’abbandono e ricovero in canile, oppure del conferimento diretto, il cane non comprende il motivo per cui è stato distaccato dal branco e vive una simile situazione come una sorta di punizione. Come reazione a tale situazione, esistono due possibilità: nella prima, più probabile, mostrerà, tutte le caratteristiche comportamentali che già esibiva nel contesto familiare, ma ancora più accentuate. Tra queste vanno sicuramente ricordate l’aggressività (paura attiva) e la fobia (paura passiva). La seconda possibilità è che il cane manifesti un atteggiamento totalmente differente dal precedente: ad esempio, un cane normalmente molto attivo che tende a rimanere all’interno della cuccia per lunghi periodi di tempo, per paura dell’ambiente che lo circonda. Anche per questo motivo, non è inusuale che l’animale non mangi e non espleti i suoi bisogno all’interno del box, anche per periodi molto prolungati di tempo, fino addirittura a 4 giorni.

Tratti caratteriali accentuati

Il primo caso: vede i tratti caratteriali, naturali o comunque già acquisiti dal cane, accentuati a seguito dell’ingresso in canile, può risultare ancora più aggravato da un eventuale percorso di recupero, iniziato dal cane in famiglia, che non abbia sortito i risultati sperati: un fallimento che può rivestire un ruolo centrale rispetto all’abbandono o conferimento in canile. In tal caso, è probabile che durante il percorso di recupero uno o più atteggiamenti errati da parte del cane siano stati “rinforzati” (il “rinforzo” è una conseguenza a un determinato comportamento, conseguenza che renderà il ripetersi di tale comportamento più probabile). Per questo, nel momento in cui si cerchi di impostare il percorso di recupero in canile per favorire l’adozione del cane, questi potrebbe riconoscere alcune dinamiche e tipologie di cui ha già avuto un’esperienza negativa durante il tentato percorso di recupero comportamentale mentre era in famiglia. Di conseguenza, il percorso diviene ancora più complesso, complessità acuita da una mancanza di rapporto tra il cane e l’educatore, almeno nei primi tempi all’interno del canile. Tra l’altro, anche il tentativo fallito di recupero comportamentale può contribuire a portare il cane ad assumere un atteggiamento di “leader” del branco, alla ricerca di un punto di riferimento che lo aiuti a vivere tranquillo. Per tale motivo, alla lunga il cane finisce per perdere equilibrio, poiché non possiede le necessarie  competenze, perché comunque non ne ha le capacità, perché non è geneticamente predisposto a divenire soggetto alfa.

A casa: ciò che mi viene chiesto e come mi viene chiesto non mi piace: problemi ambientali o di rapporto: per tale motivo, fuggo o divento aggressivo per sfuggire a una potenziale difficoltà.

In canile: qualsiasi cosa mi venga chiesta nei momenti iniziali di spaesamento, mi mette in difficoltà, quindi ricado nel pattern acquisito mentre ero a casa. Nel caso in cui ho effettuato un percorso comportamentale teso a risolvere quegli atteggiamenti, ma che ha fallito, allora sarà ancora più complesso intervenire sugli stessi in ambito del canile. Le problematiche che hanno portato a rinunciare al cane e conferirlo in canile è meglio non considerarle, perché in canile non fanno più testo e conta solo l’atteggiamento finale: in ogni caso, infatti, il cane si trova in una situazione di squilibrio e in un ambiente a lui non familiare e conflittuale, per cui utilizzerà lo stesso pattern, ma per motivazioni differenti.

Il secondo caso: reazione inversa alla propria natura - differenza comportamentale dettata dallo stress del contesto nuovo, dunque puramente ambientale.

Si interviene subito, non si aspettano 10/15 gg come spesso si fa, perché si lascia il cane senza punti di riferimento e non si considera l’unicità del soggetto => adattamento lo faranno in caso di adozione, NON in canile. Dare una scaletta fissa, quindi, non ha senso!

Comprese le differenze sopra evidenziate, sarà possibile meglio impostare il percorso del recupero comportamentale, che sarà sempre basato sui tratti genetici ed esperenziali del singolo cane. Si potrà agire solamente sui secondi tratti, ovvero quelli esperenziali, sfruttando, però, quelli genetici.

Differenti approcci per ogni ospite